Unicredit valuta la vendita di alcuni asset

Qualche giorno fa si è diffusa la notizia secondo cui Unicredit, uno degli istituti di credito più grandi ad operare nel nostro Paese, starebbe valutando la vendita di alcuni asset. Stando a quanto diffuso a mezzo stampa, la banca starebbe in concreto valutando la cessione di alcune quote di FinecoBank, Pekao e Yapi Kredi, al fine di minimizzare o evitare un aumento di capitale.

Stando agli analisti di Mediobanca, che hanno lanciato e commentato l’indiscrezione, attraverso tali operazioni si rafforzerebbe il patrimonio, con il Cet1 che salirebbe al 12,8%. Ad ogni modo, gli stessi esperti si dicono piuttosto scettici su una potenziale realizzazione delle cessioni prima dell’arrivo eventuale di un nuovo chief executive officer.

Negli stessi giorni, gli analisti di Equita offrivano una visione parzialmente diversa di quanto potrebbe accadere, sottolineando che considerano ragionevole pensare alla vendita di alcuni degli asset sopra esposti, che però rappresenterebbe una soluzione “peggiore rispetto a un aumento di capitale, visto che priverebbe il gruppo dell’esposizione a un business a maggiore crescita, il cui presidio ha peraltro un forte valore strategico”.

Contemporaneamente, si stanno succedendo diverse voci circa la possibilità di un rimpasto al vertice dell’istituto di credito. In particolare, i grandi soci vedrebbero bene Lucrezia Reichlin alla presidenza, tanto che sul nome della consigliera indipendente di Unicredit ci sarebbero numerosi supporti, tra cui quello di Aaabar, Fondazione Cariverona, Cr Torino, e non solo.

In aggiunta a quanto sopra, ricorda il quotidiano Italia Oggi, proseguono i contatti fra i grandi azionisti per scegliere colui che succederà come amministratore delegato a Federico Ghizzoni. Alcuni rumors suggerivano che il presidente Giuseppe Vita fosse in procinto di convocare un consiglio di amministrazione straordinario per martedì prossimo, conferendo a un head hunting l’incarico di individuare una nuova figura operativa.

Infine, si starebbe valutando alcune strade per poter evitare l’aumento di capitale che sopra abbiamo già più volte ricordato. Un’operazione che non sarebbe gradita ai soci, che vorrebbero ben evitare di mettere mano ai portafogli per poter supportare la transazione di ripatrimonializzazione senza perdere le posizioni all’interno della compagine sociale. E proprio per poter dare una risposta al mercato più chiara e incisiva, sarebbe allo studio un piano di cessioni. Ma sarà così?

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